Basilicata Top Secret
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Il sito web Basilicata Top Secret ha la finalità di conservare la memoria storica sulla Guerra Fredda in Basilicata. Tutte le informazioni presenti sono reperite da documenti pubblici prodotti dalle Istituzioni e da testate giornalistiche.

ACE high - "Allied Command Europe Tropospheric Forward Scatter Communication System"

E' un sistema radio troposcatter introdotto nel 1956 che forniva comunicazioni sottoforma di traffico telefonico, telegrafico e di dati della NATO. Inizialmente era chiamato Over the Horizon Troposperic scatter communication Net e successivamente fu ribattezzato Allied Command Europa-Highband (ACE High). I sistemi troposcatter si sono sviluppati a partire dagli anni '50 e consentono l'over the horizon ossia superare i limiti geografici di lontananza, curvatura terrestre e di oltrepassare gli ostacoli d'altezza come i monti. La trasmissione troposcatter avviene con il fenomeno dello scattering nella troposfera. Qui si forma la maggior parte delle nubi, avvengono le precipitazioni e si innescano le correnti convettive. Il troposcatter consente quindi la comunicazione in caso di attacco nemico rilevato dai radar. La Rete ACE HIGH Project nata nel 1956 si estendeva in Italia, Francia, Belgio, Germania, Norvegia, Inghilterra, Danimarca, Grecia e Turchia. Un allarme viene captato in meno di un minuto con i troposcatter. La Rete ACE HIGH fu creata dallo SHAPE Technical Center (SFC). Ciascuna stazione dipendeva da un Comando Regionale: quello Italiano dal Comando AFSOUTH di Napoli.
Il vantaggio del sistema ACE High era che i collegamenti avrebbero funzionato anche se le connessioni a onde corte fossero state compromesse da un attacco con armi nucleari. Con l'avvento delle tecnologie satellitari i troposcatter sono stati considerati obsoleti. Il sistema quindi fu dismesso nel 1996 e le frequenze utilizzate furono assegnate alla telefonia civile ed alla televisione.

Siti militari in Basilicata

PIETRAFICCATA La stazione ripetitrice Pietra Ficcata aveva sigla "IPFZ" ed è stata attiva dal 1962 al 1995. Era posta ad una quota di circa 590 m slm, si trova nel comune di Salandra (Matera) in prossimita' del paese di Grottole. Essa era gestita da personale della Aeronautica Militare. La stazione era del tipo "2R", cioè atta a gestire due tratte L.O.S. a 4,9 GHz da e per: la stazione di "Monte Vulture" sita presso Rionero in Vulture (Potenza) e quella di Martina Franca (Taranto) posta a sud-est.
Era una stazione ripetitrice, i segnali ricevuti venivano trasferiti alle sezioni trasmittenti a livello di media frequenza (70 MHz) e ritrasmessi, back to back. La stessa informazione, proveniente dalla tratta controlaterale, veniva ritrasmessa su due frequenze diverse attraverso due antenne separate. Nella stazione ripetitrice di Pietra Ficcata l’energia elettrica veniva generata all’interno, erano presenti i generatori di corrente e una centrale termica. Un traliccio alto circa 40 metri sorregge i quattro parabolidi di tre metri di diametro (40 Db a 4,9 MHz). La struttura ha anche un bunker sotterraneo. Sono presenti locali radio, magazzini e le stanze dei militari. Due ordini di recinzione che costituivano il camminamento. Attualmente il sito rimane zona militare con limite invalicabile.
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MONTE VULTURE La stazione Monte Vulture avente sigla "IVUZ" è stata attiva dal 1962 al 1995. Attualmente il sito rimane comunque zona miliare.
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FONTI
Comune di Rionero in Vulture
NATO
http://www.esercito.difesa.it/comunicazione/editoria/Rivista-Militare/archivio/Documents/2012/Rivista%20Militare%202012%20-%20Numero%202.pdf
http://www.esercito.difesa.it/comunicazione/editoria/Rivista-Militare/Tutti-i-numeri/2012/Documents/Numero-2/rivmil2_12_art8.pdf
Senato
Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta del Mezzogiorno

Basi missilistiche

Il 1 marzo 1957 dagli USA venne lanciato il primo missile IRBM Jupiter da Cape Carneval. Il 26 marzo 1959 il presidente statunitense Eisenhower siglò un accordo tra Italia e Stati Uniti per installare in Puglia e Basilicata missili a medio raggio con testata nucleare; ciò allo scopo di avere delle basi di lancio capaci di colpire l'Unione Sovietica ed i Paesi meridionali del Patto di Varsavia. In Italia furono trasportati 30 missili grazie ad un ponte aereo di 10 voli, direttamente dagli Stati Uniti, tra aprile e giugno 1960. I missili erano equipaggiati con una testata all'idrogeno W-49 da 1,44 megatoni, erano alti più di 25m, larghi 3 m ed una capacità distruttiva superiore alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki più di 100 volte. Il PGM-19 Jupiter era un missile armato con una potente testata termonucleare, prodotto dalla Chrysler, che aveva già sviluppato il precedente PGM-11 Redstone. Tra il 1960-63 la NATO aveva installato basi con missili JUPITER in Italia e Turchia. Le basi erano affidate congiuntamente alla USA Air Force ed all'Aeronautica Militare Italiana, in particolare alla 36a Aerobrigata Interdizione Strategica con sede a Gioia del Colle (BA). Essa fu appositamente istituita il 23 aprile 1960 dallo Stato Maggiore dell'Aeronautica, era organizzata in due reparti, ognuno dei quali composto da cinque gruppi. Gruppi Jupiter erano presenti in Puglia a Gioia del Colle, Laterza, Mottola, Altamura Alta, Altamura Bassa, Gravina, Spinazzola, Acquaviva delle Fonti, in Basilicata ad Irsina (Comune di Tolve) e Matera. Ogni Gruppo era formato da 3 Squadre di lancio di 10 uomini che si avvicendavano tra loro per garantire un controllo 24h/24 del sito. I Comandanti avevano Frequentato corsi di specializzazione in Alabama e Texas negli USA. Per il lancio dei missili era necessario in primo luogo che l'Ufficiale di lancio Italiano che aveva appesa al collo una chiave la utilizzasse per l'avvio del count down; in secondo luogo l'Ufficiale Americano doveva azionare con la propria chiave il lancio. Infine, una squadra tecnica di sottufficiali alle dipendenze dell'Ufficiale Italiano effettuava il lancio vero e proprio. Il colonnello Medaglia modificò il distintivo: il cestino di bombe che la cicogna aveva nel becco lo sostituì con l'atomo di Bohr. Nel 1961 il colonnello Medaglia fu sostituito da Giulio Cesare Graziani. Nel 1962 il comando fu preso da Oresta Genta. Nel 1962 c'era stata l'attivià maggiore quando in ottobre ci fu la "Crisi di Cuba": l'URSS stava installando missili a medio raggio in grado di colpire gli USA e la sicurezza mondiale era compromessa, poteva sfociare in una guerra mondiale. Per risolvere la crisi venne siglato un accordo tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica che stabiliva l'immediato ritiro dei missili sovietici da Cuba cui sarebbe seguito lo smantellamento delle postazioni NATO in Turchia, Gran Bretagna ed Italia. Nel 1963 iniziò lo smantellamento delle basi lucane ed i missili imbarcati oltreoceano. Inoltre, con lo sviluppo tecnologico furono introdotti i missili Polaris che installati a bordo dei sottomarini erano meno vulnerabili rispetto ai missili di terra più visibili. La 36a Aerobrigata Interdizione Strategica venne dismessa il 1 luglio 1963.

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SCHEMA DELLA BASE MISSILISTICA
Ogni base aveva un'estensione di circa 7 ettari ed era circondata da filo spinato e da torrette di guardia in cemento armato utilizzate dalle vedette di sorveglianza. La forma della base era a triangolo, con angoli arrotondati, ognuno dei quali ospitava un missile. Le basi avevano un sistema radar e linee a terra. I missili erano puntati contro le postazioni sovietiche.

Siti militari in Basilicata

In Basilicata i siti militari erano sistemati in luoghi deserti e poco sorvegliati. I missili erano tenuti su piazzole all'aperto e in posizione di lancio. Di seguito sono riportati:
110º Gruppo Interdizione Strategica (Tolve, contrada Macchia Orsini).
Attualmente l'ex sito militare è di proprietà del Comune di Tolve e vi è ubicato un impianto fotovoltaico in esercizio. Nel 2010 il Comune di Tolve e la società Sistema Solare SRL hanno stipulato una convenzione per la realizzazione e gestione di un impianto fotovoltaico. Terminati i lavori di costruzione delle serre con copertura integrata dell'impianto fotovoltaico, l'energia prodotta è venduta al Gestore dei Servizi Energetici (GSE SPA).
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112º Gruppo Interdizione Strategica (Matera, localita' Santa Lucia).
Il suolo attualmente è dedicato ad attività non militari.
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FONTI
Comune di Tolve
Comune di Tolve
Aviation Report
http://www.anua.it/attachments/category/35/a-n.9-10_2010.pdf
http://www.anua.it/files/Corr_Aviat_09-10_2020_definitivo.pdf
http://www.anua.it/attachments/category/35/h-n.11-12_2011.pdf
http://www.anua.it/files/Corr_Aviat_9_10_2018_Imp_bassa.pdf
http://www.anua.it/files/Corr_Aviat_1_2_2019_Imp.pdf
36a Brigata Aerea
Gestore Servizi Energetici
Camera Deputati
Pietro Mita
Regione Basilicata
Libero
Fondazione Micheletti
https://history.redstone.army.mil/miss-jupiter.html
https://history.redstone.army.mil/ihist-1960.html
https://history.redstone.army.mil/ihist-1961.html
https://history.redstone.army.mil/ihist-1962a.html

Nucleare

L'Impianto di Trattamento e Rifabbricazione Elementi di Combustibile (ITREC) si trova in località Trisaia, comune di Rotondella (MT), all’interno del Centro Ricerche ENEA.
E' stato costruito tra il 1965 ed il 1970 nel quadro dell'accordo tra il Comitato Nazionale per l'Energia Nucleare (CNEN) e la Commissione statunitense per l'energia atomica (USAEC).
L’obiettivo era dimostrare la fattibilità della chiusura del ciclo uranio-torio, con il trattamento del combustibile irraggiato e la rifabbricazione remotizzata di nuovo combustibile utilizzando l’uranio e il torio recuperati.
Tra il 1970 ed il1975 sono state effettuate prove pre-nucleari e prove funzionali. In particolare nel 1973 il CNEN è diventato proprietario di 84 elementi di combustibile provenienti dal reattore sperimentale Elk River sito in Minnesota. Il sito americano fu costruito nel 1950 come impianto a carbone e petrolio per poi costruire nel 1959 la centrale nucleare. Il reattore nucleare fu attivo dal 1964 al 1968, in seguito subì la disattivazione e lo smantellamento. 20 combustibili nucleari sono stati quindi inviati all'Impianto ITREC per il ritrattamento come parte di un programma di ricerca sul ciclo del combustibile al torio durante le prove nucleari.
Nell'impianto ITREC tra il 1975 ed il 1978 sono state effettuate le prove nucleari. Nel 1987, a seguito del referendum sul nucleare le attività sono state interrotte.
E' stato quindi avviato il decommissioning: allontanamento del combustibile nucleare, decontaminazione e smantellamento delle strutture e gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Nel 2003 la Società Gestione Impianti Nucleari (Sogin) ha assunto la gestione dell’impianto con l’obiettivo di realizzare la bonifica ambientale del sito. La Sogin è impegnata a cercare soluzioni per il trasferimento del combustibile. Nel luglio 2011 è stata presentata al governo l’istanza di autorizzazione per la disattivazione dell’impianto. Il piano globale di disattivazione è stato successivamente aggiornato e ripresentato nel dicembre 2014.
Il combustibile irraggiato del ciclo uranio-torio presente, non può essere riprocessato altrove poichè attualmente non esistono al mondo impianti industriali in grado di ritrattare questo tipo di combustibile.
Nella piscina sono depositati i rifiuti ad alta radioattività costituiti da 64 barre di uranio. 130 tonnellate di rifiuti a media radioattività sono ubicati in un monolite in cemento armato di forma prismatica con volume pari a 54 mc e suddiviso in quattro pozzi a sezione quadrata che contengono 220 fusti. Esso è stato realizzato nei primi anni settanta durante l'esercizio dell'impianto ed era interrato a 6,5 m di profondità dal piano campagna all’interno della Fossa 7.1. Il 18 dicembre 2019 mediante l'ausilio di una gru il monolite è stato rimosso. Il sollevamento e l’estrazione dei singoli pozzi è l’ultima fase delle operazioni che consentiranno di procedere alla bonifica e al rilascio definitivo dell’area della Fossa 7.1.

FONTI
ENEA
Ministero Ambiente
SOGIN
ISPRA
ISPRA
ISPRA
ARPAB

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